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” Starts google translation

What is wrong in this topic [argument]?
March 18, 2010 · Leave a Comment

Preconditions

[a] to E ‘right to reduce the inequalities caused by morally arbitrary factors (non-arbitrariness)

b if inequality is permitted by a principle that expresses an adequate conception of reciprocity, then it is just (reciprocity weak).

c. The difference principle expresses a proper conception of reciprocity (at least when applied to income inequality, wealth and authority consistent fair equality of opportunity).

Premise (c) is the position you on the difference principle Rawls (A Theory of Justice, 2nd ed. P. 88, trans.. P. 112).

The argument is as follows:

Topic:

1. Inequalities in income, wealth and authority among families of the generation 1 compatible with fair equality of opportunity and the principle of difference (D1) are just (to BEC) [from (b) and (c)]
2. Since D1 inequalities are just (1), they are not arbitrary from the moral point of view
3. D1 inequalities between families of the generation 1 correspond to different social circumstances of origin of the children of the generation 1 (which we call Generation 2)
4. Inequalities of opportunity (D2) between the individuals of generation 2, due to different social circumstances of origin do not result from arbitrary inequalities in terms of morality (from 2 and 3)
5. It’s not fair to remove the inequality (D2) as due to morally arbitrary factors (from ae 4 [from a and 4])
6. Fair equality of inequality of opportunity should be excluded due to different social circumstances of origin [Fair  equality of opportunity excludes inequalities due to different social circumstances of origin]
7. The role of fair equality of opportunity, from the standpoint of justice, can not be to reduce inequalities unjust as it is morally arbitrary (from 5 and 6) [Almost correct, but still understandable?]

But then, what is the purpose of fair equality of opportunity? (Note that this issue creates problems dualistic interpretation of justice as fairness.)

I found that the argument is invalid (even though I disagree with the conclusion for different reasons). Do you agree? If so, do you where is the error?

END of translation”

The translation quality (nOt the argument) is IMPRESSIVE, isn’t it?

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dov’è l’errore in questo argomento?

Premesse

a E’ giusto ridurre le diseguaglianze dovute a fattori moralmente arbitrari (non-arbitrarietà)

b se una diseguaglianza è permessa da un principio che esprime una concezione adeguata della reciprocità, allora è giusta (reciprocità debole).

c. Il  principio di differenza esprime una concezione appropriata della reciprocità (almeno quando si applica a diseguaglianze di reddito, ricchezza e autorità compatibili l’equa eguaglianza di opportunità).

La premessa (c) è la posizione si Rawls sul principio di differenza (A Theory of Justice, 2nd ed. p. 88, trad. it. p. 112).

L’argomento è il seguente:

Argomento:

  1. Le diseguaglianze di reddito, ricchezza e autorità tra famiglie della generazione 1 compatibili con l’equa eguaglianza di opportunità e il principio di differenza (D1) sono giuste (da b e c)
  2. Poiché le diseguaglianze D1 sono giuste (da 1), esse non sono arbitrarie dal punto di vista morale
  3. Le diseguaglianze D1 tra le famiglie della generazione 1 corrispondono alle diverse circostanze sociali d’origine dei figli della generazione 1 (che chiameremo generazione 2)
  4. Le diseguaglianze di opportunità (D2) tra gli individui della generazione 2, dovute alle diverse circostanze sociali d’origine, non derivano da diseguaglianze arbitrarie dal punto di vista morale (da 2 e 3)
  5. Non è giusto rimuovere le diseguaglianze (D2) in quanto dovute a fattori moralmente arbitrari (da a e 4)
  6. L’Equa Eguaglianza di Opportunità esclude diseguaglianze di opportunità dovute alle diverse circostanze sociali d’origine
  7. La funzione dell’Equa Eguaglianza di Opportunità, dal punto di vista della giustizia, non può essere quella di ridurre diseguaglianze ingiuste in quanto moralmente arbitrarie (da 5 e 6)

Ma allora, qual’è lo scopo dell’Equa Eguaglianza di Opportunità? (Si noti che questo argomento crea problema all’interpretazione dualista della giustizia come equità.)

Secondo me l’argomento non è valido (anche se sono d’accordo con la conclusione, per ragioni diverse). Siete d’accordo? Se si, secondo voi dove sta l’errore?

Monismo e pluralismo giustificativo

Una versione un po’ più precisa del post precedente:
E’ possibile fornire due interpretazioni assai diverse del “significato” della concezione dell’ “Eguaglianza Democratica”, a seconda di come si interpreta il suo rapporto con le considerazioni sull’arbitrarietà morale di alcune diseguaglianze, da un lato e l’idea di reciprocità, dall’altro.
Dualismo Giustificativo

Secondo la prima interpretazione, che chiameremo “dualismo giustificativo”, il secondo principio di giustizia si giustifica come “sintesi” o “compromesso” tra due aspirazioni:

  1. le diseguaglianze dovute a fattori moralmente arbitrari dovrebbero essere eliminate, o compensate (principio di riparazione, o non-arbitrarietà)
  2. le diseguaglianze vantaggiose per tutti dovrebbero essere permesse (reciprocità)

Il secondo principio di giustizia, secondo tale interpretazione, deriva dalla necessità di trovare una sintesi tra le esigenze del principio di riparazione e quelle della reciprocità. Non dovrebbe sorprendere che nessuna delle due aspirazioni (come vedremo) viene realizzata del tutto: ciò è funzionale alla realizzazione di un compromesso ragionevole con l’altro aspetto.

Monismo Giustificativo

Secondo la seconda interpretazione, che chiameremo “monismo giustificativo”, il ruolo delle considerazioni sull’arbitrarietà morale sarebbe solo quello di “preparare la scena” per l’interpretazione del secondo principio come Eguaglianza Democratica, la quale esprimerebbe unicamente una nozione appropriata di reciprocità. (In altri termini, il ruolo di tali considerazioni è solo quello di mostrare che c’è bisogno di una giustificazione per le diseguaglianze sociali, anche quelle che derivano più o meno direttamente dalle differenze naturali tra gli uomini, come spiego qui). Secondo il monismo, inoltre, il fatto che le istituzioni compatibili con il secondo principio di giustizia non producano notevoli diseguaglianze  influenzate da fattori moralmente arbitrari è un effetto collaterale, non uno degli scopi perseguiti da tali istituzioni (anche se tale fatto è significativo dal punto di vista dell’equilibrio riflessivo allargato).

Quale concezione vi sembra più appropriata?

Due interpretazioni dell’eguaglianza democratica

A ben vedere, sono possibili due interpretazioni alternative delle ragioni alla base dell’interpretazione del secondo principio come eguaglianza democratica. Secondo la prima interpretazione, alla base del secondo principio di giustizia vi sarebbero due concezioni fondamentalmente diverse di ciò che rende le diseguaglianze giustificate:
1. la non dipendenza da fattori moralmente arbitrari
2. la reciprocità, cioè il vantaggio per entrambe le parti interessate alla spartizione del prodotto comune, rispetto a una posizione iniziale di eguaglianza.
Secondo la seconda interpretazione, l’unico principio che giustifica è quello della reciprocità. In base a tale interpretazione la riduzione del peso dei fattori moralmente arbitrari (sebbene auspicabile dal punto di vista del principio di riparazione) non sarebbe altro che un effetto collaterale di strutture sociali che sono tenute a soddisfare vincoli morali di tipo essenzialmente diverso.
E voi, per quale interpretazione propendete?

Esistono ancora i filosofi

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_marzo_8/focarete-broker-diventato-clochard-1602611079766.shtml

Between the lake and the mountains

“jeudi, 4 Mars 2010”

Those characters pop up at the right hand corner of my Microsoft Windows computer when I move my mouse over the familiar portion of the screen where the watch is. The date is expressed in French, a language I always refused to learn.

But I’m not in France. I’m in Switzerland. Geneva, or more precisely Hermance, more precisely still I’m in Brocher
route d’Hermance 471
1248 Genève, Switzerland
022 751 93 93

What am I doing in this wonderful place? I’m here for a fellowship: the Brocher Fellowship.

Sto in casa con tre ricercatori con un curriculum lungo quanto io sono alto. Hanno dai 50 ai 60 anni, sono professori o professionisti affermati, ricercatori di fama internazionale, che hanno ricevuto fondi dal NIH, e sono stati consulenti per il WHO. Sono un medico ricercatore, un epidemiologo e uno storico della medicina e stanno scrivendo un libro sull’origine del virus HIV, cioè su come è stato possibile il passaggio dalle scimmie all’uomo.  Mi chiedo cosa ci faccio qui io. Quindi almeno cerco di rendermi utile cucinando la pasta per tutti. (Alla Fondazione c’è anche un altro ricercatore con la moglie, ma non so ancora di cosa si occupino).

La casa è situata a circa mezz’ora di distanza di autobus dalla Fondazione, in una zona dall’aspetto molto borghese e residenziale, vicino al lago. più precisamente qui. Ginevra è più vicina della Fondazione. La casa è molto carina: tre piani, pavimenti in legno, elettrodomestici e tv all’ultimo grido e mobili Ikea assemblati in modo coerente. Al piano terra si trova la cucina con la sala da pranzo e un grazioso salone con tre divani e una TV, in un unico open space. Io dormo in una stanza confortevole nello scantinato, un bagno tutto per me dove però manca il water (quindi devo salire al piano terra per ritirarmi). Ho un letto matrimoniale e dei grossi armadi, e posso ospitare la mia ragazza se lo voglio. Degli altri tre ricercatori che stanno ai piani di sopra, due partiranno in una settimana, quindi ci spartiremo la casa in due per metà di Marzo. Poi arriveranno degli altri.

Non abbiamo nessun tipo di obbligo. La routine è che ci svegliamo, facciamo colazione insieme, pigliamo il bus e andiamo a lavorare nei nostri uffici alla Fondazione. Ho un ufficio tutto per me di almeno 20 mq con una parete laterale di vetro, un’ampia scrivania e una sedia comodissima. Dalla parete di vetro vedo il giardino (gli uffici sull’altro lato hanno vista sul lago – stupendo!). Insomma, non mi posso lamentare.

Al piano di sotto si trova una grande sala con dei computer, la cucina e un grande tavolo. E’ lì che ci riuniamo per mangiare e che oggi proverò a cucinare la mia pasta al sugo di pomodoro. Se non piacerà torneremo a mangiare sandwiches, ovvero panini, come ieri.

Oltre a preoccuparsi dell’alloggio, la Fondazione fornisce un per diem al netto delle tasse. Al mio arrivo mi aspettava un assegno di circa 600 euro per le prime due settimane. Poiché le cose qui non costano più che a Milano, sarà difficile non risparmiare qualcosa.

Mi sento molto ispirato per lavorare. Ieri ho lavorato tantissimo, ho smesso solo alle 21 30 per cenare. Speravo di andare a dormire presto per svegliarmi presto la mattina ma ho letto i giornali on-line fino all’una e trenta… succedono troppe cose strane in Italia che mi incuriosiscono, e poi trovo un po’ difficile abituarmi alla solitudine in camera da letto, senza la mia cara Angela da abbracciare. E’ il momento della giornata in cui lei mi manca di più, anche se prima di andare a letto ci sentiamo e ci vediamo via Skype.

Sono curioso di vedere i risultati di questo soggiorno fra tre mesi, quando tutto questo finirà. Potrò sperimentare se G.A. Cohen ha torto o ragione, riguardo al rapporto tra lussi e produttività ; )

E per finire, alcune foto:

2009-Brocher

Fatti, principi e anti-realismo.

La metaetica include due distinzioni importanti. La prima distinzione rilevante è tra cognitivismo e non cognitivismo:

cognitivismo: gli asserti morali sono capaci di essere veri o falsi [true-apt]

non-cognitivismo: gli asserti morali non sono capaci di essere veri o falsi (nonostante la loro sintassi, sono grammaticamente equivalenti ad espressioni di emozioni o comandi, per i quali la questione della verità o della falsità non si pone)

Se assumiamo la verità del cognitivismo possiamo introdurre un ulteriore distinzione. Questa distinzione non riguarda la natura del linguaggio morale, ma l’ontologia della morale. In altre parole, diamo per scontato che gli enunciati morali sono capaci di verità e falsità, e ci interroghiamo sulla natura di ciò che li rende veri o falsi.

realismo:  la verità di una proposizione morale non dipende dalla mente degli esseri umani (cioé non dipende da ciò che gli esseri umani credono, sperano, dubitano etc., dalle emozioni che provano, dal contenuto del loro volere, dalle disposizioni ad agire, etc.)

anti-realismo: la verità di una proposizione morale dipende dalla mente degli esseri umani

Il convenzionalismo, secondo cui la verità delle proposizioni morali dipende dalle convenzioni sociali adottate, il contrattualismo, secondo cui la verità delle proposizioni morali dipende da patti (o da patti ipotetici) tra gli uomini, e il costruttivismo, secondo cui la verità delle proposizioni morali dipende dalla procedura utilizzata per costruirli, il sentimentalismo Humeano, secondo cui la natura delle virtù dipende dai sentimenti che gli esseri umani tendono a provare, sono tutte forme anti-realismo.

Cohen afferma che la sua concezione del rapporto tra fatti e principi è neutrale rispetto alle questioni della metaetica. Questo è vero nel senso che  è certamente neutrale rispetto alla distinzione tra cognitivismo e non cognitivismo.

Ma se assumiamo la verità del cognitivismo, risulta difficile credere che essa sia neutrale rispetto alla questione dell’ontologia dei valori. La conclusione dell’argomento di Cohen è che

“every fact-sensitive principle reflects a fact-insensitive principle”

Cosa significa “fact-sensitive”? In Cohen, significa semplicemente “non supportato dai fatti”. Cosa significa fatto? In Cohen, significa semplicemente “any truth, other than (if any principles are truths) a principle, of the kind that someone might reasonably think supports a principle” (229)

La nozione di supporto non è ulteriormente definita. In quanto segue assumerò che “supportare” sia equivalente a “essere (da solo, o insieme ad altri elementi) alla base della validità di” e che “essere parte di ciò da cui la validità di a dipende” equivale a “supportare a“.

Il dibattito sul realismo e l’anti-realismo riguarda la verità degli asserti morali. Una sottospecie di asserti morali è costituita dagli asserti sulla validità di alti asserti morali. Ad esempio:

“il principio ‘è obbligatorio dare da mangiare agli affamati’ è un principio morale valido”

Il dibattito che fa uso di tali asserti, che possiamo chiamare “dibattito sull’origine della normatività” rappresenta infatti un aspetto rilevante (anche se teorico) del dibattito morale. Possiamo inoltre chiederci a proposito degli asserti di tale dibattito lo stesso tipo di domande ontologiche che ci poniamo a proposito di asserti più innocenti come “X è buono”. Ovvero: ciò che li rende veri è dipendente oppure indipendente dalla mente degli esseri umani? Una possibile risposta, come sappiamo, è la seguente:

  • anti realismo (es. contrattualismo, convenzionalismo, e costruttivismo): P. la verità degli asserti sulla validità degli asserti morali dipende dalla mente degli esseri umani

La precedente affermazione può essere riformulata con un passaggio innocente come segue:

  • P1 la verità degli asserti sulla validità degli asserti morali dipende da fatti sulla mente degli esseri umani

La seguente inferenza, mi pare, è legittima

  • se P1 “la verità degli asserti sulla validità degli asserti morali dipende da fatti sulla mente degli esseri umani”
  • allora P2 “la validità degli asserti morali dipende (cioè è parzialmente supportata) dai fatti sulla mente degli esseri umani”

L’inferenza è legittima in quanto

1a.” è vero che X sia valido” implica

2a. “X è valido”

quindi

1b. “è vero che X sia valido se si dà il caso che F (F=fatto sulla mente umana)”

implica

2b. “X è valido se si dà il caso che F”

Si ponga X = a, ove a sia un principio (es. a = “è giusto dar da mangiare agli affamati”)

Allora, da 2b segue:

3. “la validità di a (es. “è giusto dar da mangiare agli affamati”) dipende da F” (dove F è un fatto sulla mente umana)

Poiché, per ipotesi, “essere parte di ciò da cui la validità di a dipende” equivale a “supportare a“, abbiamo che

4 “il fatto F, che è un fatto sulla mente umana, supporta il principio a

Da 4, per generalizzazione di “fatto sulla mente umana”, segue

5. “a è supportato dai fatti” ( ovvero a è un principio fact-dependent)

Poiché l’anti-realismo riguarda la verità di tutte le proposizioni morali, il ragionamento fatto per a vale per qualsiasi valore di X, n, tale che n sia un principio valido.

Quindi

5. per ogni X, se X è un principio valido, allora X è supportato dai fatti

O in linguaggio naturale: tutti i principi sono supportati dai fatti.

Il ragionamento precedente mostra che se l’anti-realismo è vero, tutti i principi sono fact-dependent. Poiché l’argomento di Cohen mostra che esistono principi che non dipendono dai fatti, l’argomento di Cohen non è compatibile con l’anti-realismo.

N.B. Non si può concludere che l’argomento di Cohen implichi il realismo, in quanto l’argomento di Cohen esclude l’anti-realismo, ma non presuppone il cognitivismo. Quindi l’argomento di Cohen è compatibile con posizioni meta-etiche che evitano il cognitivismo, come l’emotivismo e il prescrittivismo.

2. se “è vero che X sia valido”