Category Archives: diario personale

Questa è probabilmente la notizia più importante del giorno

… e per una volta, non è una brutta notizia:

U.S. Congress Approves Bill to Extend Health Care to Millions

Between the lake and the mountains

“jeudi, 4 Mars 2010”

Those characters pop up at the right hand corner of my Microsoft Windows computer when I move my mouse over the familiar portion of the screen where the watch is. The date is expressed in French, a language I always refused to learn.

But I’m not in France. I’m in Switzerland. Geneva, or more precisely Hermance, more precisely still I’m in Brocher
route d’Hermance 471
1248 Genève, Switzerland
022 751 93 93

What am I doing in this wonderful place? I’m here for a fellowship: the Brocher Fellowship.

Sto in casa con tre ricercatori con un curriculum lungo quanto io sono alto. Hanno dai 50 ai 60 anni, sono professori o professionisti affermati, ricercatori di fama internazionale, che hanno ricevuto fondi dal NIH, e sono stati consulenti per il WHO. Sono un medico ricercatore, un epidemiologo e uno storico della medicina e stanno scrivendo un libro sull’origine del virus HIV, cioè su come è stato possibile il passaggio dalle scimmie all’uomo.  Mi chiedo cosa ci faccio qui io. Quindi almeno cerco di rendermi utile cucinando la pasta per tutti. (Alla Fondazione c’è anche un altro ricercatore con la moglie, ma non so ancora di cosa si occupino).

La casa è situata a circa mezz’ora di distanza di autobus dalla Fondazione, in una zona dall’aspetto molto borghese e residenziale, vicino al lago. più precisamente qui. Ginevra è più vicina della Fondazione. La casa è molto carina: tre piani, pavimenti in legno, elettrodomestici e tv all’ultimo grido e mobili Ikea assemblati in modo coerente. Al piano terra si trova la cucina con la sala da pranzo e un grazioso salone con tre divani e una TV, in un unico open space. Io dormo in una stanza confortevole nello scantinato, un bagno tutto per me dove però manca il water (quindi devo salire al piano terra per ritirarmi). Ho un letto matrimoniale e dei grossi armadi, e posso ospitare la mia ragazza se lo voglio. Degli altri tre ricercatori che stanno ai piani di sopra, due partiranno in una settimana, quindi ci spartiremo la casa in due per metà di Marzo. Poi arriveranno degli altri.

Non abbiamo nessun tipo di obbligo. La routine è che ci svegliamo, facciamo colazione insieme, pigliamo il bus e andiamo a lavorare nei nostri uffici alla Fondazione. Ho un ufficio tutto per me di almeno 20 mq con una parete laterale di vetro, un’ampia scrivania e una sedia comodissima. Dalla parete di vetro vedo il giardino (gli uffici sull’altro lato hanno vista sul lago – stupendo!). Insomma, non mi posso lamentare.

Al piano di sotto si trova una grande sala con dei computer, la cucina e un grande tavolo. E’ lì che ci riuniamo per mangiare e che oggi proverò a cucinare la mia pasta al sugo di pomodoro. Se non piacerà torneremo a mangiare sandwiches, ovvero panini, come ieri.

Oltre a preoccuparsi dell’alloggio, la Fondazione fornisce un per diem al netto delle tasse. Al mio arrivo mi aspettava un assegno di circa 600 euro per le prime due settimane. Poiché le cose qui non costano più che a Milano, sarà difficile non risparmiare qualcosa.

Mi sento molto ispirato per lavorare. Ieri ho lavorato tantissimo, ho smesso solo alle 21 30 per cenare. Speravo di andare a dormire presto per svegliarmi presto la mattina ma ho letto i giornali on-line fino all’una e trenta… succedono troppe cose strane in Italia che mi incuriosiscono, e poi trovo un po’ difficile abituarmi alla solitudine in camera da letto, senza la mia cara Angela da abbracciare. E’ il momento della giornata in cui lei mi manca di più, anche se prima di andare a letto ci sentiamo e ci vediamo via Skype.

Sono curioso di vedere i risultati di questo soggiorno fra tre mesi, quando tutto questo finirà. Potrò sperimentare se G.A. Cohen ha torto o ragione, riguardo al rapporto tra lussi e produttività ; )

E per finire, alcune foto:

2009-Brocher