Cohen: Rescuing justice from the facts

Alcuni pensano che lo scopo raggiunto da Cohen in “rescuing justice from the facts” sia negare che:

T. i principi primi della giustizia dipendono da fatti sulla condizione umana

Alcuni negano che Cohen raggiunga tale scopo, in quanto rifiutano gli argomenti che Cohen utilizza e le conclusioni da lui raggiunte. Altri accettano gli argomenti di Cohen e quindi ritengono che sia giusto rinunciare a T. Io, al contrario, ritengo che gli argomenti di Cohen siano validi, ma che non forniscano motivi sufficienti per negare la validità di T. Non è neppure chiaro che Cohen ritenga di avere mostrato la falsità di T. Infatti, se si legge attentamente il saggio di Cohen, in apertura egli afferma:

T1 “sound normative principles, as such (and, therefore, all of them), are (at least inter alia) grounded in the facts of human nature and of the human situation” (p.229).

Come dovrebbe essere evidente T1 è diversa da T e più forte di T, quindi la falsità di T1 non comporta la falsità di T (tornerò più avanti sull’argomento per coloro che ne dubitassero). In quello che segue, vorrei provare a sostenere una posizione logicamente possibile, che segue dall’accettare tutti gli argomenti di Cohen contro T1, senza rinunciare a T, ovvero alla tesi che i principi primi della giustizia dipendono da fatti sulla condizione umana. Se questo è vero, forse la tesi che Cohen afferma di avere rifiutato non è una tesi a cui i Rawlsiani (leggi: costruttivisti politici) non possano rinunciare.

L’argomento di Cohen si basa su tre premesse:

1. whenever a fact F confers support on a principle P, there is an explanation why F supports P, an explanation of HOw, that is, F represents a reason to endorse P

2. the explanation whose existence is affirmed by (1) invokes or implies a more ultimate principle, commitment to which would survive denial of F, a more ultimate principle that explains why F supports P, in the fashion illustrated above

3. the process of interrogation (of why F supports P, etc.) comes to an end

La conclusione è:

every fact-sensitive principle reflects a fact-insensitive principle (and this is true of the structure of the principled beliefs of a given person, or within the structure of the objective truth about principles, if there is an objective truth about principles)

L’argomento può essere riassunto lasciando da parte alcuni dettagli in due passaggi:

a) per ogni principio P1 la cui validità dipende anche da un fatto F1 (fact-sensitive principle), vi è un principio (o un insieme di principi), P2,…Pn, la cui validità non dipende da F1, che insieme a F1 rende valido P1

b) in virtù di (a), dobbiamo postulare che alla base dei principi che ciascuno di noi accetta (o che sono oggettivamente veri) vi è un principio (o un insieme di principi) la cui validità non dipende dai fatti.

Questo argomento permette a Cohen di rifiutare la seguente tesi T1,raggiungendo l’obiettivo prefissato all’inzio del suo saggio:

T1 “sound normative principles, as such (and, therefore, all of them), are (at least inter alia) grounded in the facts of human nature and of the human situation” (p.229).

La mia posizione è che anche se l’argomento che porta a rifiutare T1 è valido, non è scontato che T1 porti a T. Come mostrerò

1). T è più debole di T1 (ovvero, T non implica T1, ovvero, il rifiuto di T1 non implica il rifiuto di T).

Se questo è vero, è lecito chiedersi:

2) A prescindere da (2), è coerente e sensato affermare T negando T1?

3) Rawls e i suoi seguaci affermano esplicitamente T1 o T ? E se anche affermassero T1, potrebbero arroccarsi su T senza stravolgere il senso della loro posizione?

Riguardo a (1), sembra evidente che (da un punto di vista strettamente logico) T non implichi T1. Infatti T non afferma che tutti i “sound normative principles” siano basati su fatti sulla condizione umana, ma solo che i principi ultimi della giustizia lo siano.

Riguardo a (2), occorre spiegare perché avrebbe senso difendere T anche abbandonando T1. O in altre parole: perché insistere a chiamare i “principi primi di giustizia” i principi più fondamentali tra i principi che dipendono dai fatti sulla condizione umana, se allo stesso tempo ammette che la validità di tali principi dipende da quella di principi che non dipendono da tali fatti?

In tale concezione, anche se la scala delle giustificazioni dei principi di giustizia si estende più in alto oltre i principi sensibili ai fatti sulla condizione umana, la qualifica di “principi di giustizia” non si estende lungo tutta la scala fino ai principi più fondamentali. Sebbene la validità normativa dei principi primi di giustizia dipenda da quella di altri principi fact-insensitive, ai fini della giustizia i principi primi sono quelli fact-sensitive più generali. Anche se i principi primi di giustizia derivano la loro validità da altri principi, non derivano la loro validità da altri principi di giustizia.

In generale, l’idea è quella di negare che se B è un principio del tipo T1, e A è necessario per spiegare la validità di B, B sia anch’esso necessariamente un principio del tipo T1. Questa idea potrebbe sembrare incoerente. Per mostrare che così non è, farò appello ad alcune analogie.

Per una analogia approssimativa che non ha niente a che fare con l’etica, si supponga che X Y Z siano le leggi fondamentali dell’aritmetica. Qualcuno potrebbe sostenere che la validità di tali principi deriva dalla validità delle leggi fondamentali X1, Y1, e Z1 della teoria degli insiemi. Ma questo non fa di X1 Y1 e Z1 i principi primi dell’aritmetica.

Per un’analogia con un altro ramo dell’etica, qualcuno potrebbe sostenere una posizione compatibile con i quattro assunti seguenti:

1.  X Y e Z sono principi primi della bioetica

2. la giustificazione di X Y e Z deriva dal principio di massimizzazione dell’utilità U

3. Il principio U rappresenta una verità morale universale

e tuttavia

4. U non è il principio primo della bioetica

Come può essere giustificata una concezione del genere? Supponiamo che l’oggetto (subject-matter) della bioetica sia quello delle scelte relative all’utilizzo delle tecnologie biomediche. Assumiamo inoltre che X Y Z utilizzino concetti meno astratti di “massimizzare l’utilità”, più legati a tali pratiche (essi includono, es. principi che si applicano alla termine della vita, alla volontà degli individui, etc). Ciò che ci porta ad affermare che X Y Z siano principi primi della bioetica é che a) non vi siano doveri morali legati a tale contesto la cui giustificazione derivi da principi diversi da X Y Z; b) X Y Z sono formulati in un modo abbastanza concreto da far si che l’applicazione dei principi ai problemi morali dell’ambito su cui vertono non sia più controversa della giustificazione dei principi stessi. Ciò che invece ci porta ad affermare che U non sia il principio primo della bioetica è una serie di considerazioni:

1)U si applica in modo altrettanto preciso (o generico) a qualsiasi pratica dell’agire umano (o divino);

2) convincere qualcuno che accetta U che una determinata scelta è dettata da U è altrettanto arduo che convincere qualcuno della validità di U;

3) in virtù di (2) alcuni accettano X Y Z (nell’ambito della bioetica) ma dubitano che questi seguano da U

4) alcuni accettano X Y Z ,ma rifiutano U per ragioni indipendenti dall’ambito bioetico;

5) alcuni accettano X Y Z, ma ritengono che X Y Z possano essere derivati da principi generali diversi da U;

6) alcune accettano X Y Z, ma non hanno principi morali più generali in cui credono altrettanto fermamente

Alla luce di questi fatti, risulta ragionevole considerare X Y Z, non U, alla stregua di principi primi ai fini della bioetica. Questo punto potrebbe trovare d’accordo anche colui che non ha dubbi sul fatto che i principi X Y Z derivino la propria validità normativa da U, ma che dubiti che sia facile e produttivo mostrarlo a chi non ne è convinto.

Il parallelo con la giustizia dovrebbe essere facilmente comprensibile. I principi fact-indipendent di cui parla Cohen sono o principi molto astratti come “a ciascuno il suo”, “trattare gli eguali da eguali” oppure riformulazioni condizionali di un principio fact-independent. Nel caso condizionale i principi fact-indipendent non aggiungono informazione a quelli fact-dependent e quindi non hanno alcun valore “for self-clarification and for the clarification of what is at stake in the controversy” (p. 269).  Invece principi astratti del secondo tipo hanno lo stesso difetto di U e quindi si applicano ragioni simili a  (1), (2), (3), (4), (5) e (6) nell’esempio sopra considerato.

Passiamo ora a (3) ovvero se Rawls e i suoi seguaci affermino P o P1 o se siano tenuti ad affermare l’uno o l’altro. Quanto alla prima questione, l’evidenza portata da Cohen è una citazione da  Rawls: “conceptions of justice must be justified by the conditions of our life as we know it or not at all”: non prova che Rawls ritenga che tutti i principi morali (incluso quelli non di giustizia) debbano essere giustificati alla luce della condizione umana. Che spazio c’è in Rawls per il riconoscimento di principi fact-independent alla base dei principi di giustizia? Letteralmente pochi. Tuttavia Rawls ritiene che la procedura di costruzione da cui si deducono i due principi (la posizione originaria) si basi su dei presupposti morali, ovvero l’idea di cittadini liberi ed eguali: tali presupposti non dipendono in alcun modo da fatti sulla condizione umana come le circostanze di giustizia. Il riconoscimento di tali presupposti potrebbe essere interpretato alla stregua del riconoscimento di un principio morale (non di giustizia) relativamente fact-indipendent: ad esempio il principio “coloro che hanno le caratteristiche rilevanti dovrebbero essere trattati da liberi ed eguali”. Forse non si snatura troppo la teoria di Rawls ammettendo che la validità dei principi primi di giustizia (nel senso di Rawls) dipende dalla validità di principi morali relativamente fact-insensitive. Rawls può comunque sostenere che i due principi di giustizia costruiti attraverso la procedura della posizione originaria sono principi primi ai fini del patto sociale: ovvero i cittadini dovrebbero attenersi a tali principi (non a principi più astratti e generali) quando giudicano nell’ambito pubblico le proprie istituzioni sociali fondamentali.

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2 responses to “Cohen: Rescuing justice from the facts

  1. Quindi la tua idea sarebbe che la critica coheniana alla fine può non toccare Rawls poiché perché Cohen funzioni si dovrebbe ammettere una esclusività e monodirezionalità dei legami fondazionali tra un P e P1 che è quantomeno controversa. Infatti la tesi coheniana funzionerebbe solo se lui fosse compiutamente platonico, poiché in tal caso ci sarebbe una monodirezionalità ed esclusività logica e fondazionale nelle relazione tra gli enti normativi.

    Questa la prima impressione veloce.
    Al resto ci penso un attimo

    • La mia idea è che la critica Coheniana di Rescuing Justice From the Facts non tocchi Rawls “com costruttivista politico”. Questo non dovrebbe essere controverso in quanto Cohen stesso ammette nel capitolo successivo di “rescuing”, cioè “rescuing justice from constructivism” che i costruttivisti potrebbero accettare l’argomento di “rescuing…from the facts” e mantenere T (ovvero P, scusa il Typo). (Non ti posso citare le pagine perché ho riconsegnato il libro in biblio). L’argomento di “rescuing justice from constructivism” serve proprio ad aggiungere la parte mancante, ovvero mostrare che se l’argomento di “rescuing…from the facts” è valido (ovvero se T1 può essere negata) i costruttivisti (Rawlsiani e non) non hanno tutto considerato buone ragione per affermare T (anche se, da un punto di vista strettamente logico, potrebbero farlo). Per mostrare ciò Cohen non si avvale di un argomento a priori lineare come quello di “rescuing..from the facts”, come lui stesso ammette, su considerazioni intuitive e esempi. Io non li ho trovato i suoi argomenti del tutto convincenti, me ne occuperò in un prossimo post.
      Ciao e grazie per il commento,
      Michele

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